martedì 27 settembre 2011

Recensione: Men of War #1 (The New 52)

Per tutti gli anni '50, '60 e primissimi anni '70, le storie ambientate durante la seconda guerra mondiale sono state oggetto di una produzione fumettistica piuttosto prolifica sia in DC Comics che in Marvel Comics.

Questo genere narrativo faceva mercato a sé ed era del tutto slegato dal genere supereroistico che andava per la maggiore. Alcune di queste storie sono apparse anche in Italia all'epoca dell'Editoriale Corno, nella testata di breve durata Il Soldato Fantasma.

In Usa, invece, uno dei personaggi più famosi di questo tipo di storie fu il Sergente Rock (Sgt Rock) che con la testata a lui dedicata riuscì a tirare avanti fino al 1988, anno in cui ormai il resto dei titoli di guerra era più o meno morto di inedia.  

Sgt Rock è riapparso in seguito in sporadici albi speciali e miniserie, ma ora DC Comics prova a dargli nuovamente una testata regolare.

Ci sono però tre novità rispetto al passato: la prima è che l'ambientazione non è più quella della seconda guerra mondiale ma quella del conflitto in Afghanistan; la seconda novità è un ovvia conseguenza della prima, ossia che il protagonista non è più Frank Rock ma un suo giovane discendente; la terza novità è che il realismo delle storie viene in parte abbandonato in favore di qualche contaminazione supereroistica.

L'inclusione di questa proposta editoriale nell'ambito dell'operazione The New 52 rientra probabilmente solo in un'ottica di tentativo di diversificare l'offerta di titoli. Il risultato non è sgradevole, ma non fa neanche gridare al miracolo.

Una ovvia preoccupazione per questo tipo di testata è che si scada nel semplice spirito patriottico, autocelebrativo, un tantino guerrafondaio e - in sostanza - narrativamente vuoto. Non che questo sia un male se può portare a vendere albi o a conquistare nuove tipologie di lettori, ma è tutto da vedere se un approccio del genere raccoglierebbe oggi un numero significativo di fans. Leggendo l'albo direi che il rischio di cadere nel fine a sé stesso è stato solo parzialmente scongiurato.

Quello non è un uomo. Un uomo è quel
che noi siamo. Quello è un incidente di Natura.
Fa più danno in cinque minuti di quanto ne
potrebbero fare uomini armati in un anno.
Men of War #1 contiene due storie, la seconda delle quali è solo una storiellina di appendice suddivisa in puntate che dovranno apparire anche nei prossimi numeri. E questa seconda proposta è senza ombra di dubbio del tutto inutile: pessimamente disegnata, verbosa e sciatta nella sceneggiatura e insopportabilmente guerrafondaia nello spirito.

La storia principale è indubbiamente migliore. I disegni di Tom Derenick sono un po' incerti ma non disprezzabili e non privi di un loro fascino. In particolare il suo tratteggio sporco e nervoso rende bene le atmosfere dure di uno scenario di guerra. E anche la colorazione dai toni prevalentemente grigi fa la sua parte nel suggerire l'idea di un Afghanistan sabbioso.

Brillanti e energici i dialoghi - cazzuti quanto ci si aspetterebbe da una storia militare - ma putroppo prendono la mano allo sceneggiatore Ivan Brandon col risultato che varie pagine scorrono senza mostrarci altro che "teste parlanti". Il che diventa anche abbastanza fastidioso considerando che i disegni non aiutano molto a identificare immediatamente a quale personaggio appartengano i visi mostrati nelle vignette.

Il "Sgt Rock" originale
Quando si passa all'azione le cose si fanno leggermente più interessanti, ma non saprei giudicare quanto. Non riesco a mettermi nella testa di chi potrebbe trovare estremamente coinvolgente quest'albo sol perché le raffigurazioni delle armi sono dettagliate, precise e realistiche.

Il momento più suggestivo della lettura per me è stato quando viene mostrato da lontano l'intervento di un superumano. Suggestivo proprio perché mostrato da lontano. Il contrasto magico fra realismo e irrealismo è sempre un meccanismo narrativo di indubbia efficacia.

In conclusione, si tratta di un albo non disprezzabile (ma neanche imperdibile) e non privo di suggestioni o di ritmo. Complessivamente però sembra più un tentativo lanciato alla cieca, senza troppa convinzione neanche da parte di DC Comics.

Dovendo ambiziosamente provare a rivitalizzare un genere morto da tempo, forse valeva la pena profondere un po' di impegno tecnico in più. Per capire comunque se il tentativo ha funzionato, si tratta solo di aspettare la risposta del pubblico per i numeri a venire.



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