domenica 11 settembre 2011

Recensione: Detective Comics #1 (The New 52)

A Tony Daniel è riuscito il colpaccio. Farsi affidare sia testi che matite del Detective Comics di un nuovo corso editoriale come questo, può solo far schizzare in alto il suo prestigio come autore. Anche se il risultato artistico non dovesse essere tremendamente eccellente.

Ma è evidente che Daniel spera anche di far bene. Mette impegno nei disegni, più convincenti rispetto ai suoi standard, e a Batman contrappone subito la sua massima nemesi: il Joker.

Alla prima sfogliata le pagine sembrano meravigliose (e figuravano tali anche nelle anteprime), ma seguendo la storia ci si accorge di qualche difettuccio anatomico di troppo e di qualche inquadratura controintuitiva. Cose che non aiutano la narrazione.

Un problema non da poco perché Tony Daniel sta palesemente tentando di imitare Frank Miller. E non solo nel senso che Daniel sta mutuando da Miller la tecnica narrativa, per ora goffamente scopiazzata in più di qualche punto, ma nel senso che sta anche badando a costruirsi una reputazione quale autore completo di narrativa disegnata.

L'uso sapiente e integrato di ballons, didascalie, inquadrature e scomposizione della pagina (affinché ogni elemento contribuisca al racconto con ritmo, e ne rafforzi l'efficacia letteraria) è però ancora qualcosa di cui Tony Daniel sembra non aver ancora colto appieno la grammatica.

Il lavoro è sì buono ma il risultato è molto lontano da Frank Miller. Né Daniel pare nel frattempo provare a sintetizzare un proprio linguaggio personale. Più di qualche passaggio risulta narrativamente confuso, anche se si può sperare che queste abilità miglioreranno rapidamente di numero in numero.

La buona impressione generale dell'albo deve perciò molto anche ad altri elementi: le chine di Ryann Winn e la straordinaria colorazione di Tomeu Morey. Colori scuri con contrasti netti dei quali si può dire che non tradiscono la tradizionale cupezza delle atmosfere di Batman e al contempo comunicano una piacevole leggerezza.

- Batman: Chiunque altro
ti ucciderebbe
- Joker: Questo è il tuo
problema. Non hai lo stomaco

E' un nuovo corso. Qualcosa
di diverso dal pacifismo
a oltranza? No, eh?
La storia: un Joker così grandguignolesco si è visto di rado. La virata del suo comportamento omicida verso lo stile Hannibal the Cannibal è una scelta precisa di Daniel, ma se sia una scelta pretestuosa solo gli albi successivi potranno dircelo.

Joker è meno farsesco nel look, meno grottesco nei tratti somatici e sempre dotato del suo fedele accompagnamento di gadget carnevaleschi. Un Joker comunque più incomprensibile che mai e che a giudicare dal finale dell'albo non sarà neanche il fulcro del proseguio. Frettolosamente - o forse no, ma staremo a vedere - in chiusura viene introdotto un altro villain in qualche modo connesso a Joker.

Insomma, per Detective Comics un albo d'esordio con luci e ombre. Qualità molto buona ma anche il timore che negli albi successivi si possano ricevere brutte sorprese riguardo il risultato artistico complessivo.


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